Non è un gran periodo per la Virtus
Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giorgio Borreddu, il recap e le parole del coach dopo la sconfitta in Eurolega. Ha inseguito fino all'ultimo, ma ne aveva di più il Partizan e alla fine la Virtus ha dovuto alzare bandiera bianca. Non una resa, per carità. Ma neU'82-88 c'è una certezza: l'emergenza si è fatta sentire. Ai ko di Pajola e Hackett si è aggiunto rinfortunio di Vildoza. L'argentino è uscito per un problema al flessore della coscia sinistra: nelle prossime ore Vildoza sarà sottoposto agli esami, ma uno stop sembra inevitabile. Virtus quasi sempre a inseguire. Nel quarto periodo si è alzata l'intensità, ma gli ultimi 2' sono stati tutti di marca serba. Con un Jones da 13 punti a guidare il successo. Bene Edwards (19) e Morgan (18), ma soprattutto bene i giovanissimi Ferrari (6 punti e 7 rimbalzi) e Baiocchi. «Eccetto i primi minuti, dove abbiamo giocato senza aggressività, nell'arco della partita abbiamo giocato con voglia - commenta Ivanovic -, anche se tre sono le cose che non sono andate: i rimbalzi, le palle perse e la pazienza in attacco». Davvero tanti i rimbalzi concessi agli avversari e troppe, ancora una volta, le perse in casa Vu Nere (12). C'è anche il tema Jallow: pochi minuti (meno di 5) concessi da Ivanovic e un contributo che proprio non si è visto. Ma se c'è una cosa che la Virtus ha imparato a sue spese in Eurolega, e più in generale in questa stagione, è che i recuperi richiedono un dispendio di energie alto. A volte troppo alto. Ne è prova un primo tempo partito male (serbi avanti 13-2 dopo 2') e terminato a contatto (48-52). E un secondo tempo più equilibrato, all'insegna dell'incertezza. Gare così le Vu Nere le hanno già giocate. Ma con la testa sgombra e senza obblighi di classifica, certe situazioni andrebbero gestite meglio. Guardare avanti La Virtus adesso penserà a Milano, quella di domenica è una partita chiave in Serie A, che servirà davvero per mettere a fuoco gli obiettivi stagionali. Uno: lo scudetto. D'altra parte le solite assenze di Pajola e Hackett vanno considerate: senza di loro manca un pieno di benzina e in certi frangenti questo si vede. Va detto, poi, che il Partizan, prima di calare nella ripresa, ha tirato dall'arco il 50% nel primo quarto e altrettanto nel secondo, numeri frutto della mano bollente di Bonga e di quella velenosa di Milton. Eppure la Virtus ha avuto la forza di rosicchiare punti nel corso dei minuti fino ad arrivare ad un primo pari (41-41) con Diouf. È lì che la squadra di Ivanovic ha perso Vildoza, uno stop che inciderà sulle rotazioni. Si è visto già ieri sera, con il coach bianconero costretto a giocarsi il doppio bomber, Morgan- Edwards, per tamponare e la carta Ferrari a più riprese. Risultato: qualche momento di confusione e troppi rimbalzi d'attacco concessi ai serbi. Edwards (un po' nervoso) ha remato portando la scialuppa bianconera verso l'isola del tesoro, cioè quel vantaggio durato però solamente un amen. È successo nel terzo periodo proprio con l'americano protagonista di una bella rimonta, ma mai completata fino in fondo. E che però ha portato le Vu Nere a -2 (63-65) in un quarto periodo da vivere. È mancato Alston, mai davvero in partita. Mentre un contributo forte lo ha dato ancora Ferrari, già scintillante contro Napoli in campionato. Ivanovic ha fatto di necessità virtù concedendo minuti a Baiocchi (19 anni, esordio in Eurolega) e affidandogli compiti di alto livello. Non è bastato. La Virtus si è sfilacciata, e un superlativo Jones ha portato i serbi anche sul +11 a una manciata di secondi dalla fine.