Massimo Guerra, fra Trieste e Venezia

19 marzo 2026 06:28

Un ex delle due storiche piazze

Da La Nuova Venezia a cura di Michele Contessa, le parole di un grande ex sulla doppia sponda. La "rotta" terrestre tra Venezia e Trieste è stata percorsa in lungo e in largo, soprattutto negli ultimi anni, da giocatori che si sono scambiati le maglie dei due club. Basti pensare che nel roster di questa stagione dei biancorossi giuliani ci sono Moretti, Brooks, Ruzzier, Candussi e Iannuzzi. Il primo "colpo" di mercato tra Reyer e Pallacanestro Trieste, quando i giocatori venivano pagati per il valore del cartellino, è stato Massimo Guerra, jesolano ma cresciuto nel settore giovanile granata, club che lo fece debuttare in Serie A/l giocando 150 partite tra il 1987 e il 1994, prima del triennio giuliano (88 partite). Andai a Trieste per mezzo miliardo di lire, oltre al passaggio di Steve Burtt e Filippo Cattabiani alla Reyer», ricorda Massimo Guerra, che adesso fa l'allenatore in Promozione a Rovigo, oltre a curare con Alessandro Boni e Gianluca De Ambrosi un camp che si tiene a Ronzano, in Trentino, «ero reduce da una stagione in prestito a Montecatini dopo la retrocessione in Serie A/2 nel 1994». Reyere Trieste all'inizio della carriera, ma anche alla fine. «Nel 2007 ritornai alla Reyer in Serie B d'Eccellenza, un'esperienza che durò poco perché in autunno lasciai il club. Dopo aver sostituito per due mesi l'infortunato Devecchi a Sassari, mi contattò Trieste e chiusi la stagione in Serie B/2». Cuore Reyer. «Sono arrivato in laguna da lesolo che avevo 14 anni. Ricordo ancora il periodo in cui vivevo nella foresteria in campo San Leonardo, a Cannaregio. I momenti più belli? La sera della promozione in Serie A/l a Masnago con Mario De Sisti allenatore, facendo retrocedere Varese». Poi tre stagioni a Trieste. I primi mesi furono un complicati. Avrei potuto andare a Roma, che mi contattò, ma avevo già dato la parola a Trieste. Piano piano, ho iniziato a conoscere una città stupenda, a sentire il calore di un pubblico straordinario. Il secondo e il terzo anno furono fantastici. Peccato aver mancato il ritorno in Serie A/l nel 1998, dopo aver disputato una regular season straordinaria chiusa al secondo posto, perdemmo la finale dei playoff con Gorizia. Al termine di quella stagione andai a Pozzuoli e Trieste riuscì a risalire in Serie A/l pochi mesi dopo». Domenica sarà di nuovo derby tra Trieste e Reyer. «Il fattore ambientale può dare una spinta supplementare alla squadra di casa, Trieste è anche galvanizzata dai successi con Trento in campionato e Tenerife in Champions League. La Reyer è una squadra profonda, ha tante soluzioni in fase offensiva, giocatori eclettici, sta giocando una buona pallacanestro». Da una parte Spahija, dall'altra il semi esordiente Francesco Taccetti. «Un mese, un mese e mezzo fa, sono stato a Trieste a ricevere un premio come ex. Alla fine, sono stato a cena con Cavaliere e c'era anche Taccetti con noi. Abbiamo parlato a lungo, niente lasciava presagire che sarebbe stato chiamato a sostituire Gonzalez».

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