Udine sciolta nel finale, come sempre
Dal Messaggero Veneto a firma Giuseppe Pisano, la sala stampa di coach Vertemati. «Difendiamola questa serie» cantano al Palaverdei tifosi di Treviso ebbro di gioia. La squadra di Nicola un mese fa era spacciata. Invece ora, con i tifosi che incitano i loro beniamini ma contestano il consorzio reo di non aprire abbastanza i cordoni della borsa («hanno soldi a palate», dice un addetto ai lavori nella zona dei media) vede la luce. Se oggi perde Sassari, si fermasse il campionato sarebbero salvi i bianco blu e la prossima domenica Sassari riposa causa Trapani. Chissenefrega se oggi Udine può salvarsi grazie alla Reyer, miracolo (meritato) con Milano a parte la squadra è in rottura prolungata. Coach Adriano Vertemati in sala stampa, sulla sedia un tempo bianco verde Benetton di cui erano padroni Skansi, Messina, Obradovic, D'Antoni (bei tempi qui) spiega: «Complimenti a Treviso, ha vinto la partita con giocate di energie sfruttando tanti nostri errori. Quando giocavano a metà campo controllavamo, quando siamo andati dietro al loro ritmo abbiamo sofferto in campo aperto affrettando tiri. Dovevamo essere in grado di giocare al nostro ritmo, quello è stato il nostro problema». Poi continua: «Il dato che mi disturba sono i 27 tiri liberi a 9». Gli facciamo notare il 122-73 di valutazione di differenza tra Treviso e la sua squadra. «Spesso i numeri non rappresentano la realtà della partita - spiega - ripeto è una questione di ritmo. Quando nel terzo quarto abbiamo giocato al nostro ritmo abbiamo messo il naso avanti». L'espulsione di Mekowulu? «Certo è arrivata presto, siamo stati bravi ad adeguarci ma ci ha anche dato la possibilità di provare nuove soluzioni». Gli chiediamo della buona chimica tra Christon e Hickey: «Non è un argomento questo qui», taglia corto. Il suo collega Marcelo Nicola: «Vittoria importante per come è maturata. La squadra non ha mai mollato, abbiamo reagito restando solidi dietro e facendo le scelte giuste in attacco. Ma non abbiamo fatto nulla guardiamo avanti». Arriva Matteo Da Ros, pivot per necessità: «Non siamo stati bravi a interpretare i momenti, ci siamo fatti trascinare dalla loro voglia. Stiamo attraversando la tempesta, non eravamo fenomeni prima e non siamo dessi scarsi. Dobbiamo stare insieme e pensare alla partita contro Cantù e dobbiamo portare a casa la salvezza con le nostre mani, senza sperare in aiuti altrui». Telegrafa il presidente Alesandro Pedone: «L'espulsione di Mekowulu, arrivata a seguito di una reazione che non deve appartenerci, ha reso la situazione ancora più complicata in una partita già molto difficile». E ancora: «Ci tengo a ribadire un principio per noi fondamentale: l'allenatore è una figura centrale e va sempre rispettata. Il lavoro che sta portando avanti è fondamentale e tutti noi abbiamo il dovere di seguirlo con disciplina, impegno, responsabilità e spirito di squadra». Poi uno sguardo al futuro: «Adesso dobbiamo concentrarci esclusivamente su noi stessi. Non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo: la salvezza non è acquisita e ci aspettano ancora tre partite, di cui due in casa. Serviranno lucidità, equilibrio e grande determinazione per portare a casa il risultato».