Nuovi orizzonti in ambito europeo
Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giuseppe Nigro e Antonino Morigi, una profonda e interessante intervista a Chus Bueno. Da mesi l'annunciato sbarco della Nba promette di rivoluzionare il basket in Europa con un nuovo torneo. In pericolo, a line gennaio l'Eurolega ha scelto come guida un manager come Chus Bueno, visto da subito come il ponte ideale con un mondo in cui ha lavorato 12 anni. Due mesi dopo è cambiato tutto, col commissioner Nba Adam Silver a dire: «Siamo convinti che per il bene del basket europeo la cosa migliore sarebbe una soluzione comune con l'Eurolega, trovando un accordo per un approccio di sistema alla crescita». C'entra il riscontro delle adesioni a Nba Europe: tra le manifestazioni di interesse da presentare entro martedì, risulta che ne arriveranno solo da nuovi soggetti, ma nessuna da squadre attualmente esistenti. E c'entra l'intesa maturata dopo l'arrivo di Bueno, pronto a un appuntamento già fissato con la Nba quando (passata questa scadenza) , le carte in tavola saranno più chiare. Oltre al lavoro diplomatico, Bueno è intervenuto sulla debolezza percepita dell'Eurolega, in cui si è inserita la Nba: la capacità di generare profitti proporzionali al potenziale. Lo ha fatto proponendo la trasformazione in franchigie dei club con licenza decennale e varando una piattaforma digitale per i tifosi, con un potenziale realistico di un miliardo di euro l'anno. In questi giorni il manager era a Milano per le celebrazioni per i 90 anni dell'Olimpia: da qui e dall'Italia parte la conversazione con la Gazzetta. Bueno, su Milano è noto l'interesse per Nba Europe di soggetti diversi dall'Olimpia, come Milan e Inter. Immagina un futuro senza Olimpia in Eurolega? La risposta semplice è no. Non vedo Milano fuori dall'Eurolega. Una grande squadra, un'enorme tradizione, uno dei club che ci sono stati dalfinizio. Quindi no, non è uno scenario che vedo. Ma non vedo neanche la possibilità che qualche altro brand gestisca una squadra di basket di riferimento di Milano che non sia l'Olimpia. Se c'è qualche soggetto interessato a investire a Milano, non vedo nessuno scenario in cui non sia su questa squadra, attorno a cui ruotano tutti i tifosi e la città della pallacanestro. È molto difficile per me pensare che ci sia una nuova franchigia qui che fa basket che non sia l'Olimpia». Come si posiziona un club come la Virtus, al primo anno di una licenza triennale? «Nel mio progetto c'è la trasformazione dei 13 club con licenza decennale in franchigie con licenza permanente che permette di investire a 20-30 anni invece che a 10 ed eleva il valore dei club del 30%. Poi in una seconda fase ci sarà un'espansione in cui anche i club con licenze più brevi potranno diventare franchigie pagando l'ingresso». C'è spazio per una terza squadra italiana? Sono già in contatto con Trento, Venezia e Napoli, tanti mi chiamano per capire qual è il futuro di questa lega. La risposta è semplice: perché no? L'Italia è un grande Paese, con molta tradizione nel basket e buoni partner: se ha senso, perché no?». Nba Europe è interessata a Roma. «L'Eurolega? Dico ancora: perché no? Roma è una grande città, ideale in una prospettiva di business. Ma guardo caso per caso: proprietà, progetto, storia, garanzie, investimenti su roster e impianti: per esempio so che non è facile costruire a Roma, per questo sono cauto. Ma se c'è un progetto, lo guarderemo». Come valuta la probabile assenza di club già attivi tra le manifestazioni di interesse a Nba Europe? «Ognuno pensa alle proprie città, ai propri tifosi e ai propri club, per alcuni non è una prospettiva così emozionante e hanno reazioni diverse. Penso sia prematuro sentirsi minacciati, come alcune squadre si sentono, o essere troppo carichi per una nuova opportunità, finché non ne sappiamo di più». Lei ha detto: "La frammentazione brucia soldi. È meglio esplorare cosa possiamo fare insieme". «Lo penso già da quando lavoravo in Nba. Dobbiamo essere di mente aperta. Se la Nba viene con buone idee e riesce a raccogliere l'enorme quantità di soldi che ha detto, è una buona notizia: non ci sono mai stati 5 miliardi da investire nel basket in Europa. Come si può massimizzare l'opportunità? «Si sta concludendo il processo di raccolta delle disponibilità per Nba Europe, a fine mese avranno le conclusioni della data room e le presenteranno ai proprietari. A quel punto sapremo cosa pensano, cosa ha detto il mercato. E vediamo quanti soldi hanno raccolto, quanti partner. Abbiamo concordato con la Nba che una volta finito ci siederemo ed esploreremo l'opportunità di farlo insieme. Frammentare il mercato non sarebbe buono per nessuno». Quali gli argomenti di Eurolega con la Nba per fare le cose insieme invece che per conto proprio? «Loro sanno che l'Eurolega è un grande prodotto: partite emozionanti e tirate, le migliori squadre con la più grande tradizione e cultura. Magari non ci sono le città più grandi, ma ci sono le migliori città di basket. Un bel punto di partenza per un progetto su cui investire. Iniziare da zero costa molto di più. Nel loro modello sembra che vogliano aggiungere nuove città: mettiamo sul tavolo tutto, ma è meglio partire dal nostro prodotto, che è ottimo. La mia idea è che una volta passato questo periodo di accesso alla data room, e chiarito quante risorse ci sono, dovremmo esplorare come crescere da qui in poi». Su quali basi si può immaginare un accordo con la Nba? Chi fa cosa? Chi porta cosa? «Gli asset che noi portiamo sono le squadre, le città e la competizione. E loro possono portare la loro competenza nel gestire leghe, il capitale e hanno un logo molto riconosciuto, importante per portare partner come tv, sponsor. Entrambi abbiamo risorse da mettere sul tavolo, la questione è come massimizzare questa opportunità».