Azzurre, fermatevi a pensare...

10 settembre 2026 06:49

Eredità di una competizione

A volte serve prendersi una pausa. Prima di lasciarsi travolgere dal racconto della sfida rocambolesca contro l’Australia, del tiro di Pasa respinto dal ferro, del sogno svanito contro Team Usa, della prestazione opaca contro la Cina o delle mille domande su questo Mondiale, è giusto fermarsi e osservare ciò che ci circonda.

Quanto accaduto a Berlino tra il 4 e il 9 settembre merita uno sguardo attento, soprattutto per chi segue da anni la Nazionale femminile. Forse siamo così immersi in questa storia da non riuscire a coglierne davvero la portata.

Alla Berlin Arena, l’altra sera, si sono radunate 9.300 persone. In campo c’erano le statunitensi, ma sugli spalti il vero spettacolo era offerto dai migliaia di italiani venuti per sostenere le Azzurre: l’inno cantato a squarciagola, l’incitamento incessante ad ogni azione, anche quando il risultato non premiava l’Italia.

Eppure, le emozioni più intense non si sono vissute solo tra le mura delle Arene. Fuori, davanti all’albergo, centinaia di tifosi attendevano le giocatrici: bambine e adolescenti con le loro famiglie, appassionati di ogni età arrivati da ogni angolo d’Italia. C’era chi desiderava un autografo, chi sperava in un selfie, chi semplicemente cercava uno sguardo o una parola. Le Azzurre si sono sempre fermate: un sorriso, una firma, un breve scambio. Gesti semplici, ma capaci di trasmettere un messaggio profondo.

Chi ha vissuto gli anni in cui questa squadra era relegata ai margini dell’attenzione mediatica sa quanto sia straordinario ciò che sta accadendo. Per molto tempo, queste ragazze hanno conosciuto il silenzio più che l’entusiasmo. Oggi, invece, finalmente il tifo è esploso anche per loro, e, tra le luci di Alexander Platz, “aveva un suono indimenticabile”.

Quel meraviglioso rumore ha invaso Berlino: cori incessanti davanti al Radisson Hotel, slogan originali nelle Arene come “Cubaj Libre”, “Sono Pasa di te”, “Meno Fassona, più Fassina”, “Passito e Santucci”, e le maglie azzurre che coloravano le strade. È successo qualcosa, anche se forse non abbiamo ancora capito bene cosa, ma il cambiamento è stato palpabile.

A Berlino, il Muro dello scetticismo è crollato, abbattuto da “un amore così grande” che ha commosso e coinvolto tutti. Non più divisioni: niente più Azzurre a Est e tifosi a Ovest. L’amore nato in questa città ha avuto la forza delle immagini storiche, “è il rigore di Fabio Grosso, il sorriso di Jesse Owens, CheckPoint Charlie che si risolve a tarallucci e vino”.

Ora, dopo il Mondiale, è il momento delle analisi tecniche: partite da vincere, notti di emozioni forti, occasioni mancate e il dispiacere per un’eliminazione prematura. Ma resta una certezza: questa squadra è entrata nel cuore di moltissime persone, un patrimonio che sarebbe imperdonabile disperdere.

Per chi conosce anche solo un po’ la storia recente di questa Nazionale, è giusto dirlo senza esitazioni: ciò che abbiamo vissuto a Berlino, in termini di affetto e passione per le Azzurre, è stato qualcosa di incredibile. Inaspettato. Emozionante. Contagioso.

E sarà un ricordo prezioso, da custodire a lungo.

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