La sfida con Milano ha detto tanto
Dal Corriere dello Sport a firma Luca Muleo, l'eredità del big match fra Bologna e Milano. Non esistono problemi, solo soluzioni. Potrebbe essere lo slogan di un vecchio carosello, e d'altronde Dusko Ivanovic è un coach di scuola antica, e allo stesso tempo molto moderna per come interpreta il basket oltre ogni barriera di ruoli. Al di là di chi c'è e chi non c'è. Nella massima del coach bianconero è racchiuso il segreto semplice ma molto forte di questa Virtus, che peraltro, come dice Peppe Poeta, nell'emergenza toglie fuori il suo meglio. Che non ci fosse un play di ruolo contro Milano non se n'è accorto nessuno, in questo modo di tenere il ritmo alto ed esaltare le caratteristiche di un gruppo giovane ed esuberante, nel quale Ferrari si è inserito in tempi e proporzioni che forse nemmeno il più ottimista in Virtus si sarebbe aspettato così rapidi e importanti. Queste le premesse, nella sostanza si tratta di un successo che mette i bianconeri nella posizione più comoda per le prossime settimane, con primato e fattore campo ipotecato in vista dei playoff, una polizza non decisiva ma sicuramente molto importante nella corsa scudetto.
DIFFERENZE. Tra due mesi tutto potrà cambiare, è successo già molte volte. Ma l'impressione ricavata l'altra sera all'arena è del tutto simile a quella delle sfide recenti, quando c'è stato davvero qualcosa in palio. Virtus più squadra, più italiana, più sintonizzata sull'obiettivo realisticamente alla portata da inizio stagione, rispetto all'Olimpia che ha certamente altra priorità nell'Eurolega, e che allo stesso tempo fatica a trovare in campionato alternative all'estro e ai guizzi dei suoi leader. E manca di una tenuta collettiva, di una capacità di sopperire ai problemi con quella crescita individuale che invece la Olidata ha mostrato nei momenti del bisogno, incarnata due sere fa dalle prestazioni di Jallow e Niang, di Diarra e dello stesso Ferrari più di tutti. Una tendenza chiara, che non è legge da qui alla fine, ma su cui coach Ivanovic può costruire con calma il rientro degli acciaccati e la formula definitiva verso i playoff. Di sicuro i due giorni di differenza stavolta hanno pesato in termini di energia, intensità e lucidità, peraltro una situazione di squilibrio che potrebbe ripetersi, come l'Armani deve sperare che sia, perché equivarrebbe a fare strada in Europa. La Virtus invece affronterà l'Eurolega con gli stimoli giusti per onorare il palcoscenico, ma senza pressioni e necessità di svuotare il serbatoio. Vantaggi che non devono trasformarsi nel rischio di staccare un po' la spina e pensare troppo avanti, alle sfide che verranno. Anche se l'etichetta è scomoda, in questo momento e per la trama del campionato, che sembra in continuità con la passata stagione, la Olidata è la favorita per la volata finale, nonostante Milano abbia arpionato i due trofei di inizio e metà, avvertendo tutti che nel momento in cui trova la sua condizione migliore non ci mette tanto a tornare a essere la più competitiva. La strada è ancora lunga, la Virtus però la imbocca nettamente in testa.