Entusiasmo alle stelle per i primi allenamenti
Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Davide Romani, quel meraviglioso senso di libertà di riprendere un pallone fra le mani. Nel giugno 2025 la diagnosi di leucemia mieloide gli aveva impedito di giocarsi la finale scudetto con la Virtus. A fine settembre il trapianto di midollo, il mese successivo il coma durato una decina di giorni. Achille Polonara però si è ripreso, ha lottato nei momenti bui e ieri, a Sassari, è tornato sul campo per i primi tiri del secondo tempo della sua vita. Polonara, com'è stato tornare in campo? «Riprendere la palla in mano dopo dieci mesi è stato emozionante, bello. Aliinizio mi sembrava che fosse la prima volta che giocassi a basket, poi tiro dopo tiro la sensibilità è tornata sempre di più». Come procede il recupero? «Quando la rivedremo in campo per una partita? Per ora sono concentrato sul lavoro individuale, soprattutto fìsico. Quella che si vede nel video che ho postato è la prima volta che tiravo. In questo periodo devo stare attento a non subire traumi, contusioni, quindi il mio lavoro con la squadra, di contatto, inizierà dopo l'estate». Da poco è uscita la sua biografìa: "Il mio secondo tempo". «Raccontare la mia storia è sempre stato un mio pensiero, magari a fine carriera. Però ho scelto di farlo ora per sfruttare questo pit stop. Avevo tante giornate libere per mettere insieme le idee. Ho iniziato quest'estate in ospedale con Marco Garavaglia che mi ha aiutato nella stesura». Come immagina il suo secondo tempo? «Non penso al basket ma alla vita perché la partita vera la sto giocando fuori dal campo. Vorrei avere più fortuna nella vita o almeno meno sfìga». Nel libro dice: "La vittoria più grande non è alzare un trofeo, ma riuscire ad alzarsi da soli, ogni volta che la vita ti mette al tappeto". Lei come ha fatto? «Ci sono stati momenti molto diffìcili che ho superato grazie a mia moglie Erika perché non mi ha mai fatto mancare il suo aiuto, la sua presenza. Il suo mantra è stato: "Devi lottare per i nostri figli (Viteria e Achille junior, ndr), se non lo fai non ti perdoneranno di aver mollato per battere la malattia"». Quando avrà la certezza che non ci sarà più la recidiva? «La settimana scorsa sono stato a Valencia e ho iniziato a prendere pillole sperimentali che dovrebbero abbassare le percentuali di recidiva. Ma è un percorso abbastanza lungo. Serviranno addirittura 2-3 anni per la certezza che non ci sia più il rischio». Dopo il coma, in questi mesi ha avuto momenti di crisi? «Ci sono stati diversi blocchi mentali. Quello più importante è stato appena dopo essere uscito dal coma. Avevo il rifiuto del cibo, non volevo alimentarmi, non bevevo, non volevo vedere nessuno a parte mia moglie. Stavo con la luce spenta e non parlavo. Ero arrabbiato con il mondo. Credo fosse una sorta di depressione». Quando è iniziata la risalita? Mi hanno organizzato una festa di compleanno e ho trascorso una bella giornata. C'erano anche Belinelli e Visconti. Da lì ho iniziato a riprendermi e ho messo da parte i cattivi pensieri. Ora non mi chiedo più: "Perché a me?". «Le sfighe improvvisamente succedono e non c'è una risposta». Che ricordi ha dei giorni trascorsi in coma? «Ero in viaggio in un'altra dimensione, offline da questa. Sentivo la presenza di mia moglie e nient' altro intorno a me». L'anno prossimo tornerà in campo ma ora da fuori segue con trepidazione il finale della "sua" Sassari. È un momento delicato. Mancano poche partite ma sono fiducioso, la salvezza è un obiettivo raggiungibile. Dobbiamo affrontare ogni avversario come una finale. Non bisogna essere troppo negativi, anche se la situazione è abbastanza delicata». In questo periodo di inattività segue altri sport? Motomondiale e Formula 1 non fanno per me. Seguo il calcio,mi piace giocare al fantacalcio. Guarderò l'Italia in Bosnia, spero di rivederla al Mondiale». Cosa le rimane di questa esperienza? «Ho imparato a apprezzare molto di più le cose che prima davo per scontate, mi sembravano normali. Poi quando ti trovi in un letto d'ospedale la tua prospettiva, il tuo punto di vista cambia». Ai suoi figli ha raccontato cosa le è successo? Vitoria è molto sveglia e qualcosa ha capito. Mi ha anche chiesto: "Papà, cos'è il coma?". Non è facile affrontare questi argomenti quindi cerco di cambiare discorso». Si farà un nuovo tatuaggio per ricordare questo periodo della sua vita? «Sì, qualcosa farò ma non ho ancora chiaro di che tipo. Di certo per il mio secondo tempo sportivo non cambierò numero: il mio amico Visconti ha provato a prendere il 33 ma a Sassari quel numero è mio».