Torna la voglia di credere nel miracolo
Dal Corriere dello Sport a cura di Fabrizio Fabbri, le parole del condottiero trevigiano. Tra le tante doti che Marcelo Nicola ha sempre mostrato da giocatore sui parquet non hanno mai fatto difetto la grinta, figlia delle radici argentine, e la voglia di non arrendersi mai. Caratteristiche che il quasi cinquantacinquenne coach, nativo di Rafaela nella provincia di Santa Fe, sta provando a trasferire in gran quantità alla sua Nutribullet Treviso che, passando a Sassari, continua a tenere viva la speranza di mantenere il posto nella LBA Nicola è una missione possibile? «Certo che d crediamo, tanto più ora che abbiamo messo in fila due successi. Però, lo capisco che possa sembrare banale, non è E momento di fare tabelle, non avrebbe senso. Piuttosto dobbiamo proseguire a fare E nostro lavoro, dando E massimo. Ora serve concentrard solo sulla prossima partita contro Tortona. "Non è finita finché non è finita" lo prendiamo come slogan per questa parte finale di stagione». Quale può essere la chiave per raggiungere la salvezza? «Acquisire sempre maggiore fiducia in attacco, per essere aggressivi e compatti in difesa. Ci è capitato che quando siamo meno fluidi nella costruzione dei giochi perdiamo la capacità di essere uniti, un blocco granitico, dietro. Non deve accadere. Dobbiamo trovare il modo di esprimere la massima energia in entrambi i lati del campo». Le ha sussurrato qualcuno: ma chi te lo ha fatto fare? «Quando è arrivata la telefonata di Treviso la situazione di classifica, e della squadra, era complicata, molto complicata. Non ho esitato un attimo però, perché ha deciso il mio cuore e quindi non avrei mai potuto dire di no. Ho accettato la sfida di far restare questo dub, questa dttà, nella Serie A di basket perché è E posto che merita. Sono un professionista oggi, come lo sono stato da giocatore. Il nostro lavoro ti pone spesso di fronte insidie, ma anche sfide. Io le ho accettate e spero di riusdre a portare la barca in un porto sicuro». Ha vinto tanto, giocando da protagonista. Cosa c'è di differente tra il basket di allora e quello di oggi? «I ritmi si sono alzati in maniera vertiginosa. Basta osservare la velodtà delle transizioni offensive. La velodtà di esecuzione, l'atletidtà sono molto più sviluppate, magari con una cura meno importante dei fondamentali. È E basket moderno che punta tanto alla spettacolarizzazione delle azioni. Io, nella mia filosofia di allenatore che deve adeguarsi ai tempi, cerco di trovare E giusto equilibrio. Certo gli spazi per attaccare E canestro sono sempre minori e bisogna puntare molto su giocatori dotati di grande dinamidtà». Praticamente un annuncio funebre dei lunghi di stazza. Addio ai pivot? «No, ma è chiaro come le chiavi deEe squadre siano, nel basket moderno, nelle mani degli esterni. Servono giocatori capad di prendersi un vantaggio evidente in uno contro uno per aprire spazi. E in quelli possono andare a giocare anche i lunghi. Però di quelli di stazza, decisivi, non se ne vedono più tanti. Bisogna avere talento e tanta dinamidtà per essere dominanti». Lo sbarco della Nba in Europa sembra imminente. Che ne pensa? «Se dovesse essere divisiva sono assolutamente contrario. Ci sono già troppe competizioni in Europa, tra campionati e coppe, a cui si aggiungono gli impegni della nazionali. I giocatori hanno troppo stress e poi si sta saturando E mercato. La strada più sensata è quella di trovare il modo di far convergere FIBA, Euroleague, Nba verso una strada comune. La vedo invece positivamente se si userà il buon senso e gli americani porteranno capitali, organizzazione, competenza. E teniamo presente che ora c'è anche un concorrente in più: la NCAA. Le università sono attrattive anche economicamente. Per esempio guardate Milano, che aveva puntato su Ellis. Lo ha migliorato e lo perderà». Voltandosi indietro ha qualche rimpianto? «Nella mia vita mi sono divertito molto, sono un uomo felice. Le scelte vanno contestualizzate al momento in cui vengono effettuate. Alcune oggi possono sembrare sbagliate, ma non la pensavo così quando le ho fatte. E, allora, nessun rimpianto. Ho sempre dedso con fl cuore e la massima convinzione, non cercando mai scordatoie fadli. È così anche con la Nutribullet. E sono sereno perché so che d proveremo fino in fondo a mantenere la Serie A».