L'Openjobmetis guarda avanti
Dalla Gazzetta dello Sport a firma Giuseppe Nigro, il futuro di Varese è adesso. A dir poco artefice del proprio destino, Varese è la squadra col più ampio ventaglio di possibilità aperte a 40 minuti dalla fine della stagione. Se vince e Trieste perde con Cremona, chiude addirittura settima. Se perde e Trento vince con Milano, finisce nona e fuori dai playoff. In ogni altro scenario è ottava, pronta a sfidare al primo turno la Virtus prima. E avversaria proprio di Varese airultima giornata. «Anche guardando la classifica è ovvio che dobbiamo guardare solo a noi stessi, come diciamo da inizio stagione: controllare quello che possiamo controllare, quindi prepararci al meglio per fare la grande partita che serve per battere una squadra di Eurolega, e prima in classifica, per assicurarci i playoff», apparecchia il gran finale coach Ioannis Kastritis, 44 anni, sulla panchina di Varese da febbraio 2025. «Cosa mi dà fiducia? Non solo aver battuto squadre come Brescia, Milano e Tortona, perché in A il livello è sempre notevole. Ma in una stagione di grandi alti e bassi penso alla capacità di fare ottime prestazioni dimostrata per uno o due quarti in tante partite: se giochiamo al nostro livello possiamo giocarcela con tutti». Coppe La stagione era iniziata con sei sconfitte nelle prime sette partite: «Dirigenza e proprietà sono stati sempre pronti e disponibili ad aiutarci dandoci i giusti strumenti e la libertà di fare i movimenti necessari per migliorare. Anche prima di intervenire sono sempre stati molto vicini e di supporto», rilegge la storia della stagione Kastritis, ricordando non solo gli arrivi a fine ottobre di Iroegbu e Stewart, ma Fare le coppe è un passo in avanti nella crescita di club e squadra anche il rinnovo di contratto per lui quando Varese aveva appena interrotto con Cantù quella serie tremenda: «Non so quante volte succedono cose del genere, ma sentire questa fiducia e supporto è stato il primo passo per costruire l'unità di questo gruppo, che è come una famiglia. E d'altra parte i ragazzi non hanno mai smesso di lavorare duro, credendo in quello che proponevamo». Arrivando ora a una partita dai playoff: «Se lo meriteremo ci saremo, come ci siamo detti. Dobbiamo assicurarci di fare le cose giuste per meritarcelo. Siamo molto orgogliosi della stagione, tra infortuni e alti e bassi la squadra non ha mai mollato, portandoci a quest'ultima partita a giocarci i playoff». L'esito della stagione era importante anche per l'obiettivo di tornare in Europa, per un club che anche fuori dal campo si sta muovendo con i progetti, le mire e il reperimento di investimenti dell'ad Scola per tornare rilevante: con un posto tra le prime nove, almeno la Fiba Europe Cup pare assicurata. «Tornare nelle competizioni europee è uno dei nostri obiettivi principali, oggi le squadre che vogliono arrivare al livello più alto devono giocare le coppe - condivide gli obiettivi del club Kastritis -. Sembra che potremo farcela ed è un altro passo avanti nella crescita del club come organizzazione. Ma anche per la squadra: giocare due partite alla settimana è diverso, le aspettative sono superiori e spingerci fuori dalla comfort zone è l'unica strada per migliorare». Filosofia Di fianco al percorso di Priftis a Reggio Emilia, viene naturale guardare al fenomeno degli allenatori greci nel campionato italiano: «Ma come ho detto dal mio primo giorno qui, ho grande rispetto per il basket italiano e per la scuola tecnica italiana, testimoniata anche dall'Eurolega: sono felice di competere in una lega così sfidante - si schermisce Kastritis -. Ma ormai, greci o no, il basket è globale: quello che ci accomuna con Priftis, grande essere umano e gentiluomo che si è dimostrato un grande coach, è quella passione e dedizione per il gioco che abbiamo noi allenatori greci». Sul campo la sua filosofia è ben raccontata dal primo posto nei recuperi e nella percentuale da tre concessa: «Vogliamo giocare un basket completo, in attacco siamo migliorati rispetto a inizio stagione, ma tutto nel nostro sistema parte dalla difesa, è la base della costruzione, il modo per creare opportunità di tiri veloci in transizione, uno dei nostri obiettivi in attacco. Ed è la via per dimostrare che siamo qui per combattere, essere uniti e supportarci. I giocatori non la amano tanto, per questo siamo orgogliosi di come i ragazzi abbiano abbracciato questa filosofia». Con un ruolo chiave degli italiani Alviti, Librizzi e Assui: «Credo molto nel gruppo ma i giocatori locali sono determinanti, la base su cui costruire: aiutano l'ambientamento degli stranieri dando un contributo già prima di entrare in campo. Per questo siamo molto fortunati ad avere, oltre a Ladumer e Villa, questi tre ragazzi che con grande etica del lavoro non si sono limitati ad aspettare che creassimo il miglior ambiente per loro ma sono andati a "prenderselo" col duro lavoro. Assui andrà al college, ma speriamo di poter continuare a costruire attorno a loro».