La ricetta di Mario Ghiacci per la Pallacanestro Trieste

01 giugno 2026 08:12

Serve abbassare le pretese

Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Il momento della verità per la Pallacanestro Trieste è arrivato. Per mesi abbiamo assistito a levate di scudi e appelli accorati di fronte alla prospettiva di veder svanire il patrimonio del basket cittadino. Una reazione d'orgoglio comprensibile per una piazza storica. Fino ad oggi, però, il dibattito si è mosso sul terreno delle ipotesi. Adesso lo scenario cambia visto che il gruppo guidato da Paul Matiasic ha ufficialmente dichiarato che il club è in vendita. Finisce l'era delle speculazioni e inizia quella delle responsabilità. Per tutti coloro che si sono spesi come paladini del "tutto questo non può finire", si presenta l'occasione di agire. Le basi per dare continuità ci sono: la domanda di iscrizione è già stata presentata e i canali istituzionali con il Comune e la Regione sono aperti. Ma la struttura da sola non basta. Per rilevare le quote serve una risposta corale. La stima di cui si parla si aggira attorno ai 10 milioni di euro: circa 5 milioni per rilevare le quote dal gruppo Matiasic e altri 5 per garantire un budget minimo di esercizio per affrontare la massima serie con dignità. Una valutazione, quella sui 5 milioni per il solo acquisto delle quote, che fa storcere il naso a chi conosce a fondo la storia e le cifre reali del club. Mario Ghiacci non usa giri di parole per definire la richiesta "un po' esagerata" e ricordando un precedente: i soci storici vendettero l'intera società al gruppo Cotogna alla cifra simbolica di 50.000 euro, ovvero il valore del capitale sociale di allora. Una differenza abissale che fotografa quanto lo scenario sia mutato. Al momento, l'unico soggetto ad aver espresso la disponibilità a sedersi a un tavolo è GianlucaMauro. Attorno, si avverte ancora troppa prudenza. Ed è proprio su questo bivio identitario che si innesca una riflessione profonda, che guarda al passato recente della società per capire come muoversi oggi. Chi ha vissuto le dinamiche del club dall'interno, come l'ex presidente Mario Ghiacci, sa bene che la sostenibilità non si inventa dall'oggi al domani. «La domanda chiave come si può evitare che tutto finisca ndr) ha già la risposta nell'esaminare tutto quel che è successo in questi ultimi 20 anni - analizza Ghiacci -. Momenti di crisi vissuti in prima persona ma anche momenti di grande equilibrio che ci hanno permesso poi di raccogliere buoni risultati, tanto che il nostro metodo ha convinto Cotogna a rilevare la società, preferendola ad altre. La Pallacanestro Trieste quando ha avuto a fianco nomi importanti (Allianz che dovremmo ringraziare ogni volta che si entra in palazzo) si è stabilizzata e ha investito per rendere 'futuribile' il club". Il nodo, dunque, non è colpevolizzare una piazza che ha sempre risposto presente, ma capire la reale portata degli impegni finanziari. Ghiacci difende a spada tratta l'ambiente: «Non criticherei assolutamente né i tifosi (che quando hanno potuto ci hanno aiutato... non dimentico la non richiesta di restituzione quota abbonamento post covid) né gli imprenditori che ci sono stati a fianco: tanti hanno sempre fatto quello che era nelle loro possibilità. Eccetto qualcuno. Qualche tifoso contro le nostre campagne abbonamenti paragonandole a quelle della Triestina Calcio (con il senno di poi prezzi assurdi dove hanno portato?), qualche sponsor (pochi per fortuna) chiedevano scontistiche solo per esserci». Certo, il percorso recente ha vissuto un momento di rottura drammatico, ma la reazione è stata immediata. «Purtroppo c'è stato proprio alla fine un grande neo: una retrocessione assolutamente immeritata - ricorda l'ex presidente -. Gli investimenti e la gestione solida di Cotogna hanno permesso un'immediata risalita e quindi tutti i pezzi sono tornati al loro posto. Leggo di un esborso di 19 milioni di euro/dollari in questi 2 anni e mezzo, per raggiungere il sesto posto e la partecipazione alle coppe». Ed è proprio qui che si arriva al cuore del problema attuale. Cifre del genere sono fuori scala per il tessuto locale, e lagestione del post Matiasic deve fare i conti con la realtà. «Questo secondo me è il problema: non si può pensare che una sola persona possa continuare in questa direzione per lungo tempo - avverte Ghiacci - . La città di Trieste (ma quasi nessuna piazza, direi) questi numeri non se li può permettere e quindi mi viene da chiedere, nonostante questo importante impegno finanziario cosa sia stato fatto per garantire continuità'. Parola che per noi è sempre stata fondamentale: ho un testimonial triestino con il quale, nei primi colloqui per passare da giocatore a dirigente, questa parola è stata analizzata profondamente più volte mentre ora non sento pronunciare mai». Il ridimensionamento delle aspettative sarà il prezzo da pagare per la sopravvivenza del club. «So che non sarà facile tornare a parlare di salvezza dopo aver avuto aspirazioni più alte - ammette Ghiacci - che lanciauna frecciata anche su un altro aspetto cruciale per il futuro: «Ultimo ma non ultimo l'accordo con il Comune (anche questo criticato ma poi diventato fiore all'occhiello...) per la gestione dell'impianto che adesso è in scadenza». La scadenza della gestione del palasport è un'ulteriore spada di Damocle che pende sulla transizione societaria. Le parole stanno a zero e la domanda di iscrizione al campionato garantisce solo il tempo tecnico necessario per trattare. Ma attenzione: la clessidra corre velocemente. Non si può pensare di arrivare a giugno o a luglio inoltrato sperando di risolvere problemi strutturali e finanziari che si preannunciano complessi. E' arrivato il momento di attivarsi.

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