Jordan Parks monumentale
Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giuseppe Nigro, il recap di una notte da sogno in laguna. Questa nei pronostici non c'era. La Reyer tira giù dal trono la Virtus campione d'Italia, eliminata 3-1, e adesso che ha imparato a sognare non smetterà: Venezia va in finale aH'inseguimento del quinto scudetto, e quando ci è arrivata si è sempre cucita sul petto il tricolore, due volte nell'era BrugnaroUmana con Casarin presidente. L'ultimo nel 2019, anche l'ultima volta in cui la squadra finita al primo posto in stagione non è arrivata a giocare per il titolo. Come Bologna quest'anno, chiudendo una serie di cinque finali consecutive, mancando la sesta piagata dalle assenze di Pajola, Alston e Vildoza. Da giovedì gara-1 scudetto al Fomm contro l'Olimpia che insegue il triplete italiano e avrà il fattore campo: «Venezia ha picchi di talento incredibili, sono "underdog", giocano leggeri, hanno tanti atleti e sono profondi, con una fiducia che ci può creare problemi», si porta avanti Peppe Poeta, coach di Milano. Pronostici Col nuovo palazzo da lOmila posti pronto a mesi, che segnerà l'inizio di una nuova era di espansione del club, arrivare in finale subito non era negli oroscopi di un'annata cominciata vincendo otto delle prime nove partite ma proseguita diversamente. Uscita al primo turno in Coppa Italia, eliminata con Trento in casa in Eurocup, è entrata ai playoff con quattro sconfitte casalinghe di fila, e sette nelle ultime otto partite, e nei quarti è servita gara-5 per battere Tortona. Ma ai playoff al Taliercio la Reyer non ha più perso, completando in casa l'impresa di gara-1 a Bologna e vendicando così con gli interessi la beffa dell'anno scorso proprio con la Virtus. E questo esito non era negli oroscopi neppure della gara di ieri sera, in cui Bologna è stata avanti per tre quarti, anche fino al 57-69 al 29', trascinata prima dai 9 punti in 3' di Edwards (tre triple subito, poi 0/9 nel resto della serata), poi dai 12 in 6' di Morgan e infine dalle onde di esuberanza di Niang tra corse, rimbalzi, assist, triple ma anche 1/7 ai liberi. E infine dall'energia di Diouf, l'uomo dell'ultima fuga sul 69-78 al 36'. Ma negli ultimi 3' la Virtus ha segnato solo tre punti dalla lunetta, rispondendo con gli errori di Hackett, Edwards e Diarra alla rimonta Reyer che sotto gli occhi ammirati di Polonara, Repesa e sua maestà Obradovic ha preso fuoco con un quarto periodo da 33 punti, tanti quanti quelli segnati nei due quarti centrali. Colpo di scena A lungo a tenere Venezia in partita è stato l'ancora monumentale ex Amedeo Tessitori, che ha pareggiato il massimo in carriera di 22 punti di 48 ore prima: «Abbiamo confermato di essere una squadra che ha grande fiducia, che non si è mai arresa - la soddisfazione di coach Neven Spahija, in carriera otto titoli in sei nazioni diverse ma ancora non qui -. Abbiamo capito che sarebbe bastato che qualche tiro entrasse e ce l'avremmo fatta, perché per tutta la partita abbiamo tirato malissimo (4/20 da tre al 30', ndr)». Già perché quando a 150 secondi dalla fine capitan Tex è uscito per falli, con la scelta di chiudere senza pivot, la spinta non si è esaurita, anzi si è rilanciata, sulla spalla della miglior prestazione stagionale di RJ Cole arrivato a 30 punti e di un finale in cui il turbo l'ha messo Jordan Parks: bene in avvio, poi sparito, e tornato coi superpoteri con 10 decisivi punti negli ultimi tre minuti, accesi dalle due triple che hanno aperto un 10-1 da sogno, compreso un discusso fallo in attacco di Diarra subito a 35"dalla fine. «Hanno meritato giocando con più disciplina, più forza fìsica e mentale e attenzione - il commento del coach Virtus Nenad Jakovljevic -. Noi abbiamo giocato bene per 32- 33', poi abbiamo perso lucidità e flusso del gioco, semplicemente ci siamo spenti». Ci mette la faccia il dg Paolo Ronci: «Complimenti alla Reyer, rimandiamo le analisi ai prossimi giorni, ora dico solo che ci sarebbe piaciuto giocare i playoff al completo e che siamo la squadra che ha statisticamente avuto... più colpi fortuiti al mondo. Ripenso a questi anni in cui abbiamo vinto due scudetti, tre stagioni regolari col 77% di vittorie e penso che abbiamo fatto una cosa grandissima. Dalle sconfìtte si impara». Sipario.