Ancora pochissime certezze
Da Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto. Il successo di Milano nella semifinale contro Brescia lancia l'Armani in finale scudetto. Sul parquet i giochi per il titolo entrano nel vivo, fuori dal campo la vittoria dell'Olimpia apre ufficialmente le porte al vero tormentone dell'estate, quello legato ai titoli sportivi. Un groviglio di indiscrezioni, promesse e accordi che ha urge nte bisogno di una virata verso la chiarezza. II punto fermo In questo caos, l'unica certezza granitica sembra essere quella che porta a Roma. Matiasic andrà nella capitale: un'operazione confermata dagli accordi per l'utilizzo del PalaEur e dalla sinergia per il settore giovanile con la Stella Azzurra di Boniciolli. Fin qui, la mappa del prossimo campionato sembrerebbe tracciata. Ma è proprio qui che i conti smettono di tornare. Tre piazze per due posti Il grande dubbio riguarda Brescia e Trieste. Stando alle voci che circolano, entrambe le società si dicono certe di disputare la massima serie il prossimo anno. Una convinzione che non è solo di facciata: venerdì sera, durante gara 4 a Milano, il presidente bresciano Ferrari lo ha ribadito con una fermezza che non ammette smentite. Dall'altra parte, Matiasic continua a ripetere che per Trieste è tutto a posto e che i piani non cambiano. La matematica, però, non è un'opinione: sul tavolo ci sono tre società (Roma, Brescia e Trieste) ma soltanto due titoli sportivi a disposizione. Qualcosa, inevitabilmente, non quadra. Tifosi in attesa Se è vero che nel basket moderno chi investe legittimamente rivendica il diritto di fare le proprie mosse imprenditoriali, è altrettanto vero che lo sport vive di passione. Non si può pensare di gestire i titoli sportivi come semplice business, ignorando il valore sociale delle piazze coinvolte. Cosa stanno aspettando i protagonisti di questa vicenda a parlare chiaro? È arrivato il momento di uscire allo scoperto e spiegare quale sarà il futuro. Per il bene del movimento, ma soprattutto per il rispetto dovuto a tifoserie che non meritano di essere trattate come spettatori passivi di un gioco delle tre carte.