Reyer orgogliosa, Milano vicino alla meta

16 giugno 2026 07:39

Questa sera gara 3

Dalla Gazzetta dello Sport a cura di Giuseppe Nigro, il preview di gara 3 al Taliercio. Non c'era Milano, ma c'erano due milanesi di oggi, Stefano Tonut per Venezia e Ousmane Diop per Sassari, l'ultima volta che al Taliercio si è giocata una finale scudetto, in quel 22 giugno di sette anni fa per la gara-7 del quarto tricolore della storia orogranata. Adesso che la serie per il titolo si sposta a casa Reyer (palla a due alle 20), con l'Olimpia avanti 2-0 che si gioca il primo di tre match point per vincere il campionato, 1'impianto mestrino entra in scena come un personaggio della storia, come se fosse un giocatore. Perché un fattore lo è sicuramente, sicuramente a livello ambientale. Ma un fattore strano. Ovviamente tutto esaurito stasera, il Taliercio è imbattuto ai playoff, Venezia ci ha vinto cinque partite su cinque: fattore campo decisivo con Tortona e poi culla per completare in casa l'impresa con la Virtus. Ma strano perché entrando nei playoff la Reyer aveva perso le ultime quattro partite e sette delle ultime otto giocate nel proprio impianto, finita a - 2 in classifica da Milano più per le sue virtù fuori casa, dove è stata seconda solo a Bologna per rendimento con 11 vittorie in 14 partite. Salvo poi smarrire questo gusto per le trasferte, perché a Milano la Reyer non è pervenuta, se non per due volte a gara ormai compromessa nel secondo tempo. Magari un Taliercio ti allunga la vita. Qui Poeta Col brivido di un +23 sprecato e assottigliato nel finale fino al + 2, ma col lieto fine rispetto a troppe altre rimonte subite in stagione, a casa della Reyer l'Olimpia 50 giorni fa ha già dimostrato di saperci vincere, trascinata allora dall'impatto di Bolmaro e Ricci, due dei volti simbolo della stagione. Di cui il Taliercio potrebbe essere, non necessariamente oggi, il possibile sfondo delle foto ricordo del 32° scudetto, del primo triplete italiano della storia del club. E del primo tricolore in camera di Peppe Poeta. Che alla vigilia resta sul pezzo: «Contro una squadra che nei playoff non ha mai perso in casa, che ha talento e giocatori che possono accendersi in qualsiasi momento, dovremo giocare la nostra partita VITTORIE OLIMPIA Nei quattro precedenti stagionali ha sempre vinto Milano: in casa e in trasferta in stagione regolare e nelle due partite di finale giocate al Forum migliore - dice il coach Olimpia -. Ancora più che nelle altre gare la pressione difensiva e la condivisione della palla saranno decisive». Quattro vittorie su quattro in stagione su Venezia, Milano non ha un buon rapporto con le gare-3 di finale in trasferta sul 2-0, perse praticamente sempre nell'era Armani, anche se erano serie al meglio delle sette partite. Ma poi nel 2016 a Reggio Emilia e nel 2018 a Trento lo scudetto Milano è andata a prenderselo comunque in trasferta alla prima occasione utile, come già anche nel glorioso 1989 a Livorno. Altre sei volte invece il primo match point esterno l'Olimpia l'ha mancato: nel caso potrà ritentare ha due giorni, stesso posto e stessa ora. Poi come sempre in campo non scendono le statistiche. Qui Spahija Chi in campo però potrebbe scendere, anzi dovrebbe, è una Reyer più competitiva di quelle viste fin qui in finale. Milano l'ha tenuta sempre sotto il 44% da due, che è già il 10% in meno rispetto alla media stagionale, che significa 8-10 punti segnati in meno, e l'ha fatta tirare da tre 8 volte in meno della media stagionale. In più l'Olimpia non ha mai tirato con meno del 55% da tre, e anche qui ballano altri 7-8 punti rispetto alla media. Basta che si normalizzino solo alcuni di questi dati per tenere aperta la serie: evitarlo è stata la forza fin qui di Milano. «Abbiamo visto chiaramente dove sono i nostri problemi e adesso dobbiamo risolverne il più possibile. Non tutto si sistemerà subito, ma faremo il massimo - raccoglie le forze il coach Reyer, Neven Spahija -. Nelle prime due sfide ci è mancata energia e abbiamo peccato in aggressività, abbiamo avuto modo di riposare e recuperare un po' di energie. Quando giochi contro una squadra del livello di Milano, devi essere pronto a dare sempre qualcosa in più di te stesso, mai di meno, se vuoi vincere. Ora giochiamo in casa, davanti al nostro pubblico che ci ha sempre aiutato tantissimo». Anche questione di orgoglio. Ma l'Olimpia vede il traguardo.

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