Molti saluteranno la carovana
Dal Corriere della Sera a firma Roberto de Ponti l'ultimo ballo dell'Olimpia con un roster che verrà smembrato in estate, come sempre. Non è finita finché non è finita, diceva il santone del baseball Yogi Berrà. Il problema è che la finale scudetto del basket italiano tra Olimpia e Reyer, al momento, non è nemmeno incominciata. Milano avanti due partite a zero su Venezia, ma dire avanti è dire poco: un tondo più 20 in gara 1 (100-80), un appena più modesto 13 in gara 2 (92-79), ma solo dopo che sul +27 i biancorossi hanno deciso che fosse meglio risparmiare ossa e muscoli in vista dei prossimi (o soltanto prossimo?) impegni. Che cominciano stasera nel prepensionando palasport del Taliercio, Venezia di terraferma. Ora, dice quello, in ogni partita di playoff si riparte da 0-0 (bella forza) e che tu vinca di uno o di novantanove, tre giorni dopo poco cambia. Vero, verissimo, ma l'atteggiamento della Reyer nei primi due atti di una finale che finora è tra le meno intense della storia del nostro basket (lo stesso comunque si sarebbe potuto dire di Virtus contro Brescia, giusto un anno fa) è stato al momento quello delle vittime sacrificali. Persino Amedeo Tex Tessitori, cuore testa e gambe della ciurma veneziana, nei minuti conclusivi di gara 2 aveva gli occhi dell'alce illuminato dai fari dell'auto. Lo sforzo, psicologico prima ancora che fisico, sostenuto per eliminare in semifinale la Virtus è lì da vedere. L'appagamento per una finale raggiunta contro ogni pronostico — anche quello dei propri tifosi — pure. Gli zero punti di Jordan Parks in gara 2, i 6 di Chris Horton in due partite, le follie di Denzel Valentine sono la rappresentazione plastica di una squadra che fatica a trovare contromisure contro una Milano favorita già prima e strafavorita ora. Pronti a smentirci stasera, quando davanti al proprio pubblico la Reyer proverà a rimanere aggrappata alla serie che, attenzione, da quando ci sono i playoff non ha mai visto una squadra vincere una finale rimontando da 0-2. E poi c'è Milano. Pronta a festeggiare uno scudetto che, come d'abitudine, sarebbe più che altro un sollievo. E un triplete italiano, con Supercoppa (targata Messina) e Coppa Italia (gestione Poeta). Con Peppe Poeta a confermarsi nel ruolo di predestinato, dovesse vincere lo scudetto questo titolo (in tutti i sensi) non glielo toglierebbe più nessuno. E un quintetto all'ultimo ballo: Ellis in partenza per il college, Brooks conquistato dai dollari dell'Asvel, Shields a fine corsa dopo 6 anni milanesi, LeDay di ri-ritorno al Partizan e Nebo concupito dal Barcellona. Sergio Endrigo, e non Yogi Berrà, canterebbe «la festa appena cominciata è già finita». Ma intanto c'è ancora da conquistare uno scudetto. Stasera, palla a due alle 20, il primo match point.