Oppure sarà la "bella"
Olimpia, altro match-ball sotto le volte del Taliercio; la Gazzetta dello Sport a cura di Giuseppe Nigro, introduce a gara 4. Milano all'ultimo chilometro vede il traguardo del 32° scudetto, lì da prendere, stasera per il secondo match point, alle 20 a Mestre, con l'Olimpia avanti 2-1 nella sfida per il tricolore. Ma è finita quando è finita e Venezia cerca l'impresa mai riuscita dopo aver tenuto viva la serie col travolgente successo di martedì sera al Taliercio: considerando le finali al meglio delle cinque partite, format usato dal 1987 al 2007 e ripristinato da tre anni, mai nei playoff italiani chi non ha vinto una delle prime due partite, ha poi conquistato lo scudetto. Di più, chi ha vinto le prime due partite, non ha mai avuto bisogno della "bella": su undici precedenti, in nove casi la serie è finita sul 3-0 e in due è arrivata a gara-4 e lì è finita, il titolo 1987- 88 della Scavolini Pesaro di Valerio Bianchini contro la Tracer Milano e il titolo 2005-06 della Benetton Treviso di David Blatt contro la Climamio Bologna. Questa è la terza volta in cui si va alla quarta partita. Allargando l'orizzonte a tutte le serie playoff al meglio delle cinque partite, dunque non solo quelle di finale, secondo i dati della LBA, sono state 115 le occasioni in cui una sfida è andata sul 2-0. Solo in due casi su 115 la squadra sotto di due vittorie è riuscita a ribaltare la serie, ed è il momento del tuffo nella memoria: la Benetton Treviso di Ettore Messina nel 2002-03 testa di serie numero 1 nei quarti contro Reggio Calabria e la Scavolini Pesaro 2011- 12 di Luca Dalmonte testa di serie numero 6 sempre nei quarti contro Cantù. Riaprirla dopo il doppio svantaggio dunque è difficile, ma non impossibile. Infuocati In campo non scendono le statistiche storiche, ma qualcosa (molto) dicono sulla fattibilità della rimonta da parte della Reyer. Che intanto dopo i due passaggi a vuoto anche di prestazione al Forum ha dimostrato di essere molto più che viva, straripante: «Mi aspetto esattamente lo stesso tipo di atmosfera che abbiamo vissuto nelle partite precedenti durante tutta questa cavalcata nei playoff - ha detto Jordan Parks, mvp veneziano di gara-3 con 22 punti segnati, tutti nel secondo tempo in cui Venezia ha schiantato l'Olimpia -. Mi aspetto i nostri tifosi infuocati, un palazzetto caldissimo e un'infinità di energia sul parquet». E sulla possibilità di prolungare il momento magico portando la serie scudetto alla "bella" di domenica, Parks ha aggiunto: «Le sensazioni sono le stesse di sempre: di meritare di stare qui a giocarci il titolo. Questa è una finale scudetto. Adesso dobbiamo solo essere bravi a sfruttare al massimo il vantaggio di giocare nuovamente in casa in questo momento». Disciplina Già, perché per chiudere i giochi stasera Milano ha bisogno di far saltare il fattore campo per la prima volta in questa finale e per la prima volta nei playoff della Reyer, imbattuta in casa dai quarti a oggi, dopo le tante sconfìtte interne (quattro di fila e sette su otto) a fine regular season, che raccontano che l'effetto Taliercio non è invincibile. Questione di fattore campo, ma anche del tipo di basket che Venezia riesce a giocare meglio in casa. Non per caso lo stesso Peppe Poeta alla vigilia dell'inizio delle finali aveva svelato che faceva parte del piano di Milano alzare il ritmo, ma solo nelle gare casalinghe. Perché il mix letale in trasferta ha fatto deragliare l'Olimpia: «Su un campo così diffìcile, contro una squadra competitiva, è necessario giocare una partita disciplinata sia in attacco che in difesa, costruita sull'attenzione massima ai dettagli - ha detto il coach Olimpia prima di gara-4 -. In particolare, sarà fondamentale svolgere un lavoro migliore sui loro rimbalzisti d'attacco e nella transizione difensiva». Rimbalzi in attacco ne ha poi presi anche di più Milano, 17 a 16, così come il saldo delle perse è stato in parità, ma non è solo una questione di possessi disponibili, ma di cosa si è saputo far nascere da quei rimbalzi e da quei recuperi. Chiavi Se Spahija anche a fine partita ha ricordato l'importanza del giorno extra di pausa prima di gara-3 rispetto al resto della serie, tornare alla cadenza di 48 ore restituisce a Milano il vantaggio della profondità quantitativa, che alla potenziale ultima partita della stagione è un fattore. E poi al di là del ritmo che ha alzato il numero dei possessi il senso dei 109 punti subiti è anche nella difesa sul singolo possesso, anche quando si è riusciti a far attaccare la Reyer a difesa schierata. Ma come la miglior difesa è l'attacco, vale anche per la peggiore: il carburante delle corse di Venezia sono stati brani offensivi non equilibrati di Milano, in particolare (ma non solo) tra il secondo e soprattutto il terzo periodo del Taliercio. Probabilmente, per non essere mai riusciti a riportare la partita sui propri binari, resta sul tavolo la lettura di una possibile questione mentale, per un gruppo con tanti uomini in uscita e il traguardo in vista un passo più in là. Quaranta minuti per andare a prenderlo. Oppure no.