Ancora poca serenità a Brescia
Da BresciaOggi a firma Canini-Banzola, la situazione in casa Germani dopo lo scioglimento del CDA e l'addio di Graziella Bragaglio. «Long hot summer», cantava Paul Weller nel cuore rovente degli anni Ottanta. E anche se il calendario dice che l'estate 2026 della Germani Brescia deve ancora ufficialmente iniziare, dalle parti di San Zeno la temperatura è già schizzata alle stelle da parecchie settimane. E chi se l'aspettava? Ultimo picco di afa e di calura l'addio a sorpresa di ieri della presidentessa Graziella Bragaglio, uscita allo scoperto in tarda mattinata con una lettera alla piazza che sa tanto di passo indietro e di fine dell'era iniziata nel 2009 con il ritorno del grande basket in città e culminata nel 2006 con la promozione in Serie A. «Dopo vent'anni di cammino e diciotto passati alla guida di questo progetto, sento il bisogno di fermarmi e guardare la strada fatta», le parole di quella che formalmente è ancora la numero uno del club attraverso i suoi canali social. Una comunicazione privata, unilaterale, alla quale al momento non faranno seguito né precisazioni ulteriori da parte della diretta interessata, né comunicati ufficiali della società su eventuali rimpasti o nuovi assetti ai piani alti del club. Voglio dire un grazie immenso a chiunque abbia condiviso anche solo un chilometro di questo percorso con me: atleti, allenatori, staff, sponsor e ogni singolo tifoso - si legge ancora nel post di Bragaglio -. Tutto quello che abbiamo costruito resterà lì, immobile nel tempo, a testimoniare che con il cuore e con il lavoro si può scalare qualsiasi montagna». E adesso? E adesso probabilmente il proprietario unico Mauro Ferrari diventerà il nuovo presidente all'interno di un consiglio di amministrazione ristretto nel quale dovrebbero entrare il figlio Pietro e il direttore operativo Marco Patuelli, dopo che l'ultimo Cda, nel quale, oltre a Bragaglio e Matteo Bonetti, sedevano Franco Dusina, Enrico Giuseppe Zampedri, Roberto Vagheggi e Riccardo Roversi, è stato azzerato nella serata di martedì. Un mezzo terremoto che è arrivato parecchio a sorpresa ma che non sorprende viste le ultime settimane in punta di sedia, con i giorni della grande paura e delle chiacchiere a ruota libera messi a tacere (o quasi) più dalle recenti notizie di mercato (il biennale firmato da John Brown III) che da smentite chiare, nette, incontrovertibili. Una nuova fase, insomma, che dà seguito al cambio di pelle avvenuto nel 2020 (da Basket Brescia Leonessa a Pallacanestro Brescia) e accentra ancora di più l'attenzione sull'uomo solo al comando Mauro Ferrari. Attenzione al contesto Sullo sfondo (ma nemmeno troppo) tutta una serie di scenari che potrebbero (di nuovo) farsi concreti. Perché il dopo-Bragaglio inizia in un contesto di incertezza, di opacità, di silenzi, simile a quello che è costato carissimo durante i play-off, con le voci e i rumors catastrofici che hanno pesato eccome sul rendimento della squadra prima ai quarti e poi in semifinale. Lo spauracchio del passaggio del titolo a Trieste - tornato in auge nel pomeriggio di ieri con tanto di voci su una nuova proposta economica dello squalo americano Paul Matiasic, che si è messo in tasca definitivamente le chiavi del PalaEur dopo che la cordata Doncic ha ripiegato sul PalaTiziano va a incastrarsi in un mosaico nel quale trovano posto anche lo spettro della ripartenza dalla Serie A2 con il titolo della Virtus Roma (se stasera dovesse battere Montecatini in gara-5 della finale play-off) e l'ipotesi sopra le righe dello scambio di titoli con i giuliani che a livello di sistema non avrebbe precedenti. Plausibile? Viene da dire di no. Con l'auspicio che si tratti semplicemente dell'inizio di una nuova era della Pallacanestro Brescia, che sul mercato ha fatto richieste a giocatori importanti e che ha già messo sotto contratto un pezzo pregiato come John Brown III. La commozione della first lady biancoblù: «Ora non c'è spazio per i rimpianti, stringo a me un tesoro inestimabile Ho le tasche piene di ricordi, abbracci, sguardi e vittorie» Fuori dalla società anche Matteo Bonetti.