Si apparecchia il derby cittadino
Da La Repubblica a cura di MKarco Juric, si prepara il derby di Roma. Al Giulio Onesti la Bc Roma è ancora un cantiere. Squadra nuova, allenatore nuovo, staff costruito da zero e un gruppo che nei primi giorni di lavoro deve partire dalle basi. Alessandro Magro ferma spesso gli esercizi, parla, corregge, introduce piccoli concetti tattici. Più che assemblare già il gioco, in questa fase bisogna costruire un linguaggio comune. Abordo campo osservano Valerio Bianchini, Sergio Scariolo e Roberto Carmenati. Ed è proprio Scariolo a fotografare meglio il momento: «Adesso siamo agli inizi di un progetto, questo è un neonato che è appena uscito dall'ospedale e sta cominciando a svezzarsi». La fretta, però, esiste. Il campionato inizierà il 27 settembre e Roma deve recuperare terreno, anche perché diversi giocatori sono ancora impegnati con le nazionali, Nico Mannion su tutti, e il vero blocco delle rotazioni non ha ancora potuto lavorare insieme. Si comincia così dalle fondamenta, mentre Magro prova già a dare forma a metodi e abitudini della nuova squadra. Il concetto che rimbalza più spesso è proprio questo: si è in ritardo, ma non si possono saltare le tappe. «Bisogna prima creare una struttura, poi creare una cultura di squadra», spiega Scariolo. E invita a non correre avanti con la testa: «Non mi distrarrei pensando troppo al futuro quando la fase più importante del lavoro è proprio quella del presente». Lo scatto della neonata Bc Roma arriva a fine allenamento. Magro e Scariolo restano per 20 minuti a bordo campo, lavagnetta e pennarello in mano, a discutere di tattica, allenamenti e basket giocato. All'interno di questo presente ancora tutto da costruire c'è però un'ambizione più lunga. Bianchini la legge soprattutto nel ritorno della pallacanestro nella Capitale: «L'idea di vedere ripartire il grande basket a Roma mi ha veramente affascinato». E nel progetto di Donnie Nelson intravede anche l'orizzonte futuro di Nba Europe. Il radicamento romano passa anche dal territorio e dai giovani. Bianchini parla della città come di una «miniera» ancora da esplorare, con l'idea di creare «presìdi e collaborazioni soprattutto nelle periferie e di iniziare a lavorare sui ragazzi già dai 13 anni». L'impronta di Luka Doncic si vedrà anche sulle divise della BC Roma. Lo sloveno è tra gli investitori del nuovo club e contribuirà anche a vestire la squadra: sulle maglie comparirà 77X, il brand creato dalla stella dei Lakers, mentre per le scarpe i giocatori saranno forniti dalla linea Nike Luka 77. Un altro tratto dell'identità internazionale che la nuova proprietà vuole dare al progetto. Il grande basket a stelle e strisce sbarca nella capitale Due club si sfidano per la supremazia in città e per conquistare un posto nella Nba Europe O Valerio Bianchini, Alessandro Magro e Sergio Scariolo La Maxima in ritiro a Campobasso poi tutti al PalaEur Coach Cotelli studia la rosa dagli Houston Rockets è arrivato Holiclay: "Qui per un progetto speciale'' Da chi si fa vedere al Giulio Onesti a chi sceglie di sparire per 11 giorni. Il nuovo basket romano parte da due immagini quasi opposte: la Bc lavora nel Centro di preparazione olimpica, nello stesso luogo attraversato ogni giorno dalle eccellenze dello sport italiano; la Maxima Roma prende invece la strada di Campobasso, si chiude nel palazzetto della squadra femminile della città molisana e mette il cartello "porte chiuse". Lontano dalla capitale, dai riflettori e per qualche giorno anche dalle aspettative. Da oggi al primo settembre coach Matteo Cotelli avrà il suo gruppo quasi tutto per sé: una squadra costruita nelle ultime settimane, ancora da completare, che deve cominciare a mettere insieme uomini, ruoli e abitudini. Il materiale, almeno sulla carta, non manca. Miro Bilan ha seguito Cotelli da Brescia, Aaron Holiday arriva dagli Houston Rockets, Xavier Moon ha conosciuto Nba e G League, Brynton Lemar viene da una stagione chiusa con il Be§ikta§ tra finale di EuroCup e finale del campionato turco. Poi John Brown, Matt Ryan, Cari Wheatle, Giovanni Veronesi e Mirza Alibegovic, uno che sa cosa significa guidare un gruppo: nelle ultime tre stagioni è stato capitano di Udine e l'ha accompagnata fino alla promozione in Serie A. «Siamo una squadra completamente nuova e il nostro obiettivo sarà far appassionare la gente ai nostri colori», spiega l'italoamericano. Prima dei colori, però, vengono le gerarchie. Prima del PalaEur, le connessioni e un linguaggio comune. L'ambizione è già dichiarata. Holiday ha scelto Roma per la sua prima esperienza europea e parla apertamente di «costruire qualcosa di speciale» e di lottare per i trofei. È il nome che meglio racconta la direzione del progetto: un giocatore con una lunga esperienza Nba, conteso fino all'ultimo anche da franchigie americane, che decide di attraversare l'Atlantico per la nuova avventura romana. Il primo banco di prova arriverà presto. Dopo il ritiro, il Memorial Di Flavio a Penne, poi il torneo di Cagliari contro Hapoel Tel Aviv, Asvel e Bayern Monaco, quindi Virtus Bologna e Varese. Un avvicinamento in salita fino al 27 settembre, quando al PalaEur arriverà Napoli per l'esordio in campionato. Tre giorni dopo toccherà al Cluj in EuroCup. Paul Matiasic ha parlato di «visione di lungo periodo» e di un club «solido, competitivo e riconoscibile». A Campobasso quelle parole restano fuori dalla porta della palestra. Dentro, per undici giorni, conta una cosa molto più semplice: capire chi è Maxima prima che Roma cominci a chiederlo.