Matiasic vede Roma con la pallacanestro fra 50 anni
La Maxima Roma si prepara a vivere la sua prima, storica stagione, e il presidente Paul Matiasic ha condiviso con il Corriere dello Sport la filosofia che ispira il progetto, alla vigilia dell’atteso debutto contro Napoli al PalaEur.
Sul piano sportivo, l’obiettivo è certamente ambizioso, ma Matiasic guarda oltre il risultato in campo, puntando a un legame profondo e duraturo con la città: «È chiaro che essendo competitivi vogliamo vincere, ma vogliamo anche creare un ambiente per cui tra 50 anni le persone potranno continuare a tifare per la Maxima Roma e dire che loro c’erano fin dall’inizio. E l’unico modo che abbiamo per raggiungere questo è ridare qualcosa indietro alla comunità. Noi non siamo qui solo per fare business, vogliamo anche creare una memoria legata a questa società. Speriamo un giorno - il più vicino possibile - di essere un punto di riferimento per le persone di questa città, non solo per quello che facciamo nel parquet, ma anche per quello che facciamo fuori».
Interpellato sulla presenza contemporanea di BC Roma, Matiasic ha sottolineato come i due progetti seguano strade differenti e non vi sia motivo di contrapposizione: «Penso che siano due progetti differenti, nati da realtà diverse. Noi siamo focalizzati sul nostro, ma comunque avere un’altra realtà a Roma potrebbe prima o poi trasformare la Capitale in una città del basket. Ben venga la competizione con l’altra società, gli auguriamo il meglio e ci vedremo in campo».
Un ruolo centrale, all’interno di Maxima, sarà affidato a Francesco Totti, scelto come advisor per la sua capacità di incarnare lo spirito della città: «Francesco è unico. Potevamo portare ogni tipo di celebrità all'interno di questa avventura, ma non è questa la ragione per cui l’abbiamo voluto: lui ha Roma nelle vene e negli occhi. Farà da collante tra la squadra e la gente e sarà operativo all’interno del club. Ovviamente non sceglierà i giocatori, ma farà crescere la nostra fan base in un modo autentico e genuino».
La scelta di investire proprio sulla Capitale, come racconta Matiasic, nasce da una visione che va ben oltre il parquet: «Perché è una delle grandi capitali del mondo e ha una straordinaria tradizione sportiva e cestistica. Quando abbiamo iniziato questo progetto siamo partiti da una convinzione molto semplice: Roma merita il grande basket. Non vogliamo limitarci a costruire una squadra competitiva, ma creare un’esperienza sportiva capace di coinvolgere famiglie, giovani, tifosi, aziende e territorio. È un progetto di lungo periodo, nel quale vogliamo portare a Roma l’esperienza maturata negli Stati Uniti e a Trieste».
E ancora: «Il nostro obiettivo è fare in modo che Maxima diventi parte del tessuto della città. Questo significa lavorare con le società sportive, le scuole, le palestre e le istituzioni e costruire una vera rete del basket romano, maschile e femminile. Abbiamo già iniziato a lavorare in questa direzione attraverso la Maxima Roma Academy, nata dall’accordo con Stella Ebk, e la collaborazione con la Luiss. Vogliamo creare un percorso che parta dal minibasket e possa arrivare fino alla prima squadra. Attorno all’Academy costruiremo una rete diffusa con le società sportive, le scuole, le palestre e le istituzioni della città. Con la nostra Fondazione vogliamo portare il basket nei quartieri, avvicinare allo sport chi oggi ne è lontano. Lo faremo investendo 5 milioni di euro per riqualificare due playground all’anno in città».
Un altro tassello fondamentale del progetto riguarda la trasformazione del PalaEur in un vero e proprio punto di riferimento per la tifoseria giallorossa. «L'accessibilità è un elemento importante del progetto. Vogliamo che andare a vedere una partita della Maxima sia un’esperienza alla portata delle famiglie e che il PalaEur possa diventare un luogo in cui stare insieme, non semplicemente il posto dove si gioca una partita. Stiamo lavorando per costruire una politica di ticketing coerente con questo obiettivo e con l’ambizione di avere un palazzetto pieno, con famiglie, giovani e tifosi. Vogliamo che il pubblico senta progressivamente la squadra come propria e che il PalaEur sia sempre di più casa nostra», ha spiegato il presidente.
La vera sfida sarà riempire con costanza una struttura da oltre novemila posti, importando un modello di spettacolo ispirato alla tradizione americana: «Negli Stati Uniti siamo abituati a pensare allo sport come a qualcosa che inizia molto prima della partita e continua dopo la sirena finale. È competizione, ma è anche intrattenimento, identità e comunità. Vogliamo portare questo modello: famiglie sugli spalti, bambini che scelgono i loro giocatori preferiti, tifosi che sentono questa squadra come propria. Ai romani direi semplicemente di venire a conoscerci».