Confessioni si un ex giocatore NBA
Danilo Gallinari ha vissuto quattordici stagioni da protagonista in NBA, distinguendosi per un tiro di altissimo livello, intelligenza cestistica e una resilienza rara. Selezionato con la sesta scelta assoluta al Draft 2008, il “Gallo” ha mantenuto una media di 15.1 punti a partita, vestendo la maglia di otto franchigie diverse e reinventandosi dopo un’operazione alla schiena e due gravi infortuni al crociato. In una lunga intervista rilasciata a HoopsHype, Gallinari ha ripercorso i momenti salienti della sua carriera: dagli stereotipi sugli europei, passando per la stagione da 57 vittorie con i Nuggets, fino ai rimpianti della free agency e alle sfide mentali del recupero dagli infortuni. Di seguito, alcuni passaggi significativi.
All’epoca del suo arrivo in NBA, il peso dei pregiudizi sugli europei era ancora molto forte, come lui stesso ricorda:
«All’epoca c’erano più stereotipi sui giocatori europei. Oggi chi arriva dall’Europa non deve più affrontare quelle etichette. È la differenza più grande.»
Secondo Gallinari, si trattava di una mentalità radicata nella cultura NBA di qualche anno fa, ormai superata dalle nuove generazioni di talenti europei.
Il giorno del Draft, quando i tifosi dei Knicks lo accolsero con i fischi, Gallinari non si lasciò sorprendere:
«Il mio agente mi disse: “Se ti prendono i Knicks, ti fischiano”. Non mi importava. Sapevo chi ero, ero sicuro di me. L’ho usato come motivazione.»
Determinante, nella sua crescita, fu il rapporto tra suo padre e Mike D’Antoni, ex compagni di squadra:
«La relazione tra loro ha aiutato molto la mia transizione. Mike mi ha aiutato tantissimo. Non fu facile perché mi operai alla schiena da rookie, e a New York la pressione è enorme. Ma grazie a lui la transizione fu comunque fluida.»
Gallinari non nasconde di interrogarsi spesso su come sarebbe cambiata la sua carriera se non fosse stato inserito nella trade che portò Carmelo Anthony ai Knicks:
«Ne parlo con amici, famiglia, tifosi. Purtroppo, per via degli infortuni, la mia carriera è piena di “what if”. Forse sono il più grande “what if” della storia del gioco», dice con ironia amara.
Tra i ricordi più vividi c’è la straordinaria stagione 2012-13 dei Nuggets:
«Masai Ujiri e coach Karl dicono sempre che la colpa è mia perché mi ruppi il crociato prima dei playoff. Dovevamo arrivare alle Finals. Se non mi fossi infortunato, forse la storia sarebbe stata diversa per tutti.»
Denver, dove è rimasto per sei anni e mezzo, rappresenta la tappa più significativa del suo percorso NBA:
«È la squadra con cui ho il legame più forte.»
Il Gallo sottolinea come la tecnica sia stata la chiave per restare competitivo anche quando l’atletismo ha iniziato a calare:
«Ero un grande atleta, ma ero anche molto dotato tecnicamente. Le mie skill mi hanno aiutato a nascondere l’usura del corpo. Puoi essere efficace anche senza saltare come LeBron.»
Tuttavia, Gallinari ammette di non aver mai potuto vivere appieno il suo “prime” a causa degli infortuni:
«La mia schiena da rookie, poi il crociato nel mio prime a Denver… Non so cosa avrei potuto essere senza infortuni.»
Riguardo a Nikola Jokic, Gallinari ricorda che il talento del serbo era chiaro fin dai primi giorni insieme:
«Sapevo che sarebbe diventato un grande giocatore. Non pensavo tre volte MVP, ma si vedeva che la franchigia puntava su di lui.»
I momenti più dolorosi della carriera sono legati proprio ai due infortuni al crociato:
«Sono successi nelle uniche due volte in cui ero in squadre da titolo: la terza stagione a Denver e l’anno in cui firmai con Boston. Non potevo controllarlo. Sono quei due momenti.»
«Il secondo crociato, senza dubbio. A 34 anni è tutta un’altra cosa rispetto a 24. La parte mentale è la più dura: il corpo reagisce, ma la mente torna sempre al movimento che ti ha fatto male.»
Nonostante tutto, Gallinari mantiene ancora oggi rapporti stretti con molti ex compagni di squadra:
«Parlo ancora con molti. Con gli europei siamo molto legati. Ma anche Al Harrington, Jamal Crawford, Blake Griffin, Giannis. Ho parlato con Giannis un paio di settimane fa.»