Andrea Bargnani: «in Europa grandissimo potenziale, visto solo dagli americani»

11 aprile 2026 07:39

NBA Europe e vecchio continente

Andrea Bargnani, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, ha analizzato il progetto NBA Europe, sottolineando la complessità e le molteplici sfumature che lo caratterizzano. "Ci sono tante situazioni sul tavolo, è complesso aprire il discorso. Ci sono tante ipotesi e dinamiche. Credo che NBA Europe sia qualcosa che ormai si debba fare, e che vogliano fare sia in chiave 'per colonizzare', ma anche in chiave 'difensiva'. Ci sono stati tanti rumors su altre leghe che potrebbero nascere. Devono farlo per entrambi i motivi. Sia per prendere una fetta di mercato che ritengono interessante, sia per fare la mossa come first mover e non far entrare nessun altro", ha spiegato l’ex big-man NBA, oggi Ambassador e Executive Advisor della LegaBasket.

Bargnani ha poi evidenziato come il potenziale del basket europeo sia spesso sottovalutato dagli addetti ai lavori del Vecchio Continente, mentre viene pienamente riconosciuto oltreoceano. "Il fatto che loro lo ritengano interessante ci deve far pensare. Abbiamo un grandissimo potenziale, non riusciamo a vederlo ma lo vedono gli altri", ha proseguito Bargnani. Ha poi ricordato che la NBA, solo nell’ultimo anno, ha generato ricavi per 10,25 miliardi di dollari, e che in Europa si stimano circa 270 milioni di appassionati di pallacanestro, a fronte dei 350 milioni di abitanti degli Stati Uniti. Secondo Bargnani, questa differenza di percezione si riflette anche nei valori di mercato: “Le franchigie NBA le vendono x15, x17 volte il fatturato. In Europa una squadra di calcio top la vendi x4, x5. C'è un gap da colmare interessantissimo. E loro, insieme ai fondi di investimento e altri player, lo vedono. Mentre noi abbiamo fatto fatica a vederlo, a esprimere il nostro potenziale", ha concluso.

Sul fronte delle alleanze tra le principali organizzazioni, Bargnani ha sottolineato la necessità di trovare una convergenza tra i vari attori coinvolti. "La parte sportiva è quella su cui bisogna fare il lavoro più grande. Se i vari player non si mettono d'accordo e alla fine della giostra uno ha NBA Europe, EuroLeague, Champions League... Quella è una cosa dove perdono tutti. La cosa più importante è sedersi al tavolo, evitare la dispersione enorme che già c'è. Loro hanno 30 franchigie in un continente. Quello è il problema alla base di tutto. Sull'aspetto del merchandising, del non comprare le maglie, è qualcosa che mi spaventa meno. Sanno come aggredire il mercato, come fare marketing, branding. Non lo vedo come un problema: sono bravi per aggredire il mercato, soprattutto la fascia dei giovani. Ma il fatto che si debbano mettere d'accordo è imprescindibile".

Infine, Bargnani si è soffermato sul modello delle franchigie e sulla sua possibile applicazione al contesto europeo. "La franchigia, entità che non può retrocedere, ha dei pro. Aiuta gli investitori dietro i club. Qualsiasi investimento che fai resta lì, e nel momento in cui ti stufi, sai che se la vendi, quella cosa ha un valore sul mercato. Dall'altro canto non dobbiamo fare un copia-incolla degli Americani perché siamo diversi. Anche per come viviamo lo sport. Deve essere un mix. Se immagini gli economics della NBA abbinati a una realtà come quella del Panathinaikos, 15mila abbonati, e li mixi, è qualcosa sulla carta che è più potente della Formula 1. Se accade bisogna essere bravi a fare il giusto mix", ha concluso l’ex azzurro.

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